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Benvenuti in A.Fe.P.A.T.
(Associazione Ferrovieri Pensionati e Amici del Treno)
Nel sito potrete trovare informazioni sulla nostra associazione e le nostre attività, approfondire meglio cosa facciamo e soprattutto cosa possiamo fare per Voi.
Questo sito Vi consentirà di conoscerci meglio e di entrare in qualsiasi momento in contatto con noi per ricevere maggiori informazioni.

GRUPPO DI LAVORO 2018
A.F.e.P.A.T.
RAPPORTI ISTITUZIONALI:

SPARAVIGNA - BRASILE - RICCIO - ESPOSITO - MARROCCO - LOFFREDO
LEGALE E PREVIDENZA:

AVV.PETRAZUOLO - AVV. GALLOTTI
TURISMO SPETTACOLO CULTURA:

SPARAVIGNA - BRASILE - RICCIO - ESPOSITO - MARIANI - ARDITO
SPORT TEMPO LIBERO:

LA FACI - DI FALCO - FINOCCHIARO
PARI OPPORTUNITA':

SORRENTINO R. - MONTESARCHIO R. - BARONE - STAGLIANO - RODRIGUEZ
CONVENZIONI:

LOFFREDO - BUSIELLO - ROMANO
SISTEMI INFORMATICI:

MILANO - CAPASSO
GRUPPI ACQUISTI SOLIDALI:

CASTIELLO - MARROCCO - CUSANO

Il 20 maggio è uscito il numero unico " IL Pensionato ". Nuovi articoli di cultura generale, letteratura, cinematografia e informatica. Come sempre un occhio particolare agli anziani, punto di riferimento della nostra rivista. Visibile alla pagina " Periodico online " .

Abbiamo attivato il nostro Blog nella pagina "Lette per Voi" dove i nostri responsabili di settore potranno raccontare le proprie esperienze e scambiare opinioni con Voi su quanto letto, in un clima di reciproca collaborazione, creatività e rispetto.


L'associazione A.F.e.P.A.T. invita tutti a partecipare alla serata di beneficenza organizzata presso: teatro "Il Piccolo" stazione di Campi Flegrei.
Per prenotazione rivolgersi ai seguenti numeri:
Michele Brasile : 3487612563
Francesco Marrocco: 3335891409
Giustino Esposito: 3382040094
AL TEATRO IL PICCOLO OMAGGIO A JULIO IGLESIAS E ALL’UNIVERSO FEMMINILE

Nella settimana che precede la festa degli innamorati, i temi scelti per lo spettacolo in programma venerdi 9 al teatro Il Piccolo di Napoli, non sono casuali. Una prima parte all’insegna del romanticismo, nella quale Enzo D’Anna proporrà i maggiori successi di Julio Iglesias. “Yo Canto Julio” vuole essere un omaggio all’artista latino più quotato di tutti i tempi e sarà impreziosito dalle coreografie di Pietro Autiero, dai duetti, dal sax di Angelo Galietta e dalla voce fuori campo di Angela Cicala.  La seconda parte dello spettacolo è dedicata alla donna. Le performance di Elena Ruggiero, Giuseppe Pagliuso, Nino Grieco e Nino Catalano racconteranno    la bellezza, la forza, la caparbietà ma anche la fragilità della donna spesso vittima di violenza e soprusi. Lo spettacolo è prodotto dall’Afepat, associazione di ferrovieri pensionati ed amici del treno, il cui ricavato sarà devoluto al binario della solidarietà.
Il presidente dell’afepat Michele Brasile  spiega come è nata l’idea : “Abbiamo scelto di riproporre Julio dopo il successo della serata del 15 dicembre, ma stavolta abbiamo voluto arricchire l’offerta mettendo insieme stili  musicali molto diversi tra loro. Da un lato l’eleganza, la passionalità,  dall’altro l’energia e la briosità dei nostri artisti. Un nuovo format che potrebbe anche essere riproposto in futuro.”
Enzo D’anna rivela,  invece,  il suo amore verso il cantante spagnolo:
“ Avevo poco più di 12 anni quando mia madre comprò il primo disco di Julio Inglesias ; lo ascolatava ripetutamente durante la giornata al punto che imparai a memoria quasi tutte le canzoni …nascva così la mia passione per la sua musica… e così quando nei primi anni 80, quasi per gioco , entrai a far parte di un gruppo musicale , mi fu quasi naturale proporre alcune di quelle  canzoni.”
Elena Ruggiero , cantante soubrette , parlerà delle donne . “ E’ un omaggio alle grandi della canzone italiana e napoletana attraverso la scelta di alcuni brani che raccontano lo specchio della condizione femminile ; le loro esperienze di vita , il rapporto con le figure maschili incontrate a partire dal padre. Gli  struggenti  addii pieni  di amore per il loro uomo. La sofferenza e l’isolamento in cui le donne da sempre sono relegate e il fatto di doversi trasformare per stare al mondo…. Parleremo anche contro la violenza di genere con un pezzo  degli Erman Metal : Vietato morire. Poi un bel salto nella tradizione napoletana dove racconteremo  ancora di donne ma con pezzi di avanspettacolo. E’ una sperimentazione che pensiamo il pubblico  gradirà. “
La splendida e possente voce di Peppe Pagliuso un’artista emergente e di sicuro avvenire, che annovera , nonostante la giovanissima età, un curriculum di grande prestigio: finalista al premio Mia Martini e partecipante alla voice, Rai 2,  di Raffaella Carrà,  legherà i vari momenti della serata
Le irresistibili gangs e le trasformazioni di Nino Catalano nonché la verve contagiosa di Nino Grieco che riesce a coinvolgere il pubblico in tutte le sue esibizioni renderanno la serata eccezionalmente gradevole ed accattivante.
Lo spettacolo si avvale del contributo prezioso di Fabio Grieco, per la parte tecnica e dei suoni , e di Pino Letizia per il disegno delle luci.
    

Parte imprescindibile della cultura e dell’immagine di Napoli e di tutto il sud Italia, la Tarantella è forse uno dei balli più conosciuti al mondo e allo stesso tempo, uno dei meno conosciuti dai napoletani e dai meridionali stessi.
Ma quali sono le sue origini?

Nella cultura italiana, la parola "tarantella" evoca immagini di una frenetica danza tradizionalmente ballati ai matrimoni. Tuttavia, questa popolare danza nativa dell'Italia meridionale ha una storia e un mito che attraversa diversi secoli.
La danza, originariamente una danza popolare italiana delle classi inferiori e medievali, è stata etichettata come danza per curare la malattia e come danza di corteggiamento. Nella versione di corteggiamento della danza, la donna utilizza rapidità e vivacità per stimolare l'amore del suo partner. A sua volta, l'uomo cerca di incantarla con la sua agilità, eleganza e dimostrazioni di tenerezza. La danza è un'unità e una separazione, che vede i ballerini che si battono fra loro per ricercarsi nuovamente.
La prima menzione storica della Tarantella è la danza di San Vito nel 1374. Non viene nuovamente citata fino al 1839, come titolo di un balletto, "La Tarentule", prodotto da Jean Coaralli. Nel 1844 Madame Michau introdusse la danza al pubblico.
Sono fornite tre possibili fonti d'origine per la danza. Il primo nasce con il morso del Tarantula, dell'Arania o del Ragno Apulciano, ragno presente nelle zone dell'Italia Meridionale in cui questa danza si diffuse. Il suo morso, molto doloroso a causa della densità del veleno, è tendenzialmente innocuo, causando reazioni simili a quelle di una puntura di vespa, più accentuati con l'aumentare delle dimensioni del morsicatore, quindi con la quantità di veleno inoculata. Lunga circa 2.5 centimetri, la tarantola non costruisce ragnatele ma cattura le sue prede inseguendole.
Il vero "colpevole" del fenomeno del tarantolismo è invece il Latrodectes tredecimguttatus, detta vedova nera del mediterraneo.
La seconda origine risiede nella storia religiosa della danza di San Vito, che comunemente si chiama lo scoppio della danza nel Medioevo. Il mito inizia con i giovani della Sassonia che danzano nel cortile di San Magnus. Quindici ragazzi e quattro ragazze ballavano e cantavano così forte che disturbavano il sacerdote. Angered, il prete pregò Dio e St. Magnus per fare ballare i giovani per un intero anno. Lo scoppio della danza è andato inspiegabile fino alla realizzazione che i ballerini erano stati morsi dal Tarantula Spider.
L'ultima possibile origine per la danza si dice sia nei villaggi di Toranto e di Tarantum. Le donne che lavoravano nei campi avrebbero usato balli frenetici quando venivano morsi da ragni per sudare il veleno attraverso i loro pori ed evitare che lo stesso potesse raggiungere organi vitali.
Il ballo della Tarantella non è limitato alla sola Italia. A Buzabatt, in Persia, c'è una danza di Tarantella simile a quella del Sud Italia. La Furlana o Fourlane trovata a Venezia è anche simile alla Tarantella, anche se è più irregolare e brusca e ha ballato principalmente tra i gondolieri. Anche il Saltarello a Roma e Venezia presenta qualche parvenza alla Tarantella.
Modi di dire a Napoli
Si parla spesso della musicalità e bellezza della lingua napoletana che ancora oggi mantiene espressioni difficili da capire e tradurre, ricche di tanti significati e infinite sfumature dettate anche da diverse intonazioni vocali e contesti . Elenchiamo di seguito alcuni modi di dire napoletani.. . Detti e proverbi di una cultura che non tramonterà mai.



Aumma aumma: Quatto Quatto
L’urdema mattunella rò cesso: Colui che non conta niente
Gesù Cristo rà o ppane a chi nun tene e rient: La fortuna capita a chi non sa sfruttarla
A lavà a capa o ciuccio se perde l’acqua e o sapone: Parlare con gli ignoranti è solo una gran perdita di tempo
Fare casa ‘e puteca: Unico ambiente dove si vive e si lavora
Fà a fine re tracc: Fare tanto rumore per niente
Ià fernì a mare cu tutt e pann: Cadere in disgrazia
Fà a recotta: Oziare tutto il giorno e per lunghe ore
Addò sperdetteno a Gesù Cristo: Luogo difficile da raggiungere
O guappo e cartone: Colui che vuole a tutti i costi ostentare doti che in realtà non possiede
Rà è carte e musica mman ò barbiere e lanterne mman e cecat: Dare a qualcuno un oggetto che non sa utilizzare
Cù na man annanz e nata arret: Colui che resta deluso dalle situazioni
Perdere a Filippo e o panar: Essere indeciso tra due cose e perderle entrambe
Friere o pesce cu l’acqua e fà e nozz che fiche secche: Ottenere il massimo da ogni situazione
Vulè ò cocco ammunnato e bbuono:  Volere tutto bello e pronto
A copp Sant’Elmo vò piglià o purpo a mmare:  Aspirare a un’impresa impossibile come pescare un polipo da una collina
Acquaiò, l’acqua è fresca? : Fare una domanda dalla risposta scontata
Cuoncio cuoncio: Piano Piano
Pare a nave e Francischiello, A pupp cumbattevano e a prora nunn o ssapevano: Fare le cose senza un minimo di organizzazione
Nun sape tenè trè cicere mmocca: Colui che non riesce a mantemere un segreto
Jetta a pretella e nasconne a manella: Non assumersi le responsabilità delle azioni commesse
Pure e pullece teneno a tosse: Riferito a chi non è nessuno ma crede di essere un capo
O barbiere te fa bello, o vino te fa guappo, a femmena te fa fesso: Il Barbiere ti fa bello, il vino gradasso e la donna scemo
I Leoni di Piazza dei Martiri
Piazza dei Martiri è situata nel cuore della città di Napoli ed è uno dei luoghi più suggestivi della città risalente alla seconda metà dell'ottocentocento, ai tempi di re Ferdinando II di Borbone. Un imponente monumento si erge al centro della piazza dal quale risaltano le figure di quattro leoni che sembrano sorvegliare l'antico piazzale.


Fabio Concato & Paolo Di Sabatino Trio
presso il Castel Sant'Elmo di Napoli
si esibirà Sabato 22 luglio dalle ore 21:30 alle ore 23:00



Nella spendida e suggestiva cornice di Castel Sant'Elmo, Fabio Concato e Paolo Di Sabatino Trio vi guideranno in un viaggio emozionante, tra le antiche vestigia di Napoli, alla scoperta del nuovo album 'Gigi', attraverso il repertorio dei successi di Fabio Concato, riproposto in chiave jazz, con gli arrangiamenti e l'accompagnamento di Paolo Di Sabatino (piano), Marco Siniscalco (basso) e Glauco Di Sabatino (batteria).

Il cyberbullismo
Ilaria Bidini è una donna di 31 anni, con osteogenesi imperfetta e da mesi vittima di cyberbullismo, l'ultimo episodio solo poco tempo fa.



Il cyberbullismo, cioè bullismo online, è il termine che indica un tipo di attacco continuo, ripetuto, offensivo, prevaricante e sistematico attuato mediante gli strumenti tecnologici.
Ilaria con il tempo ha sviluppato una corazza "anche se questi commenti mi fanno ancora piangere, qualche volta".
Ilaria, oggi, ha acquisito autostima e consapevolezza. "Ma non è sempre andata così, ho vissuto momenti duri. Ho pensato anche a quella scelta estrema che qualche adolescente fa. Sarebbe stato uno sbaglio, ma ci sono andata vicino, molto vicino".
Insieme a Ilaria abbiamo deciso che avrebbe letto alcuni dei commenti che sta ricevendo di fronte alla telecamera, e abbiamo deciso di farlo per dimostrare chi è davvero, in questa situazione, la persona più forte: lei.
E a cosa può arrivare, invece, un pavido senza volto.
Abbiamo scelto di girare questo video per mostrare la violenza, l'offesa, la delegittimazione umana a cui può giungere un cyberbullo.
Perché il bullismo non è uno scherzo, e non è divertente. Il bullismo è violenza, e questa violenza può produrre dei danni nelle persone che la ricevono, e abbassare in maniera sistematica la loro qualità di vita.
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